Una storia piena di candore e ironia. Dove la natura ha qualcosa da insegnare all’uomo che turba la sua pace.
Da sempre il grande albero ospita tra le sue fronde gli animali del bosco. Tra loro c’è Crik, uno scoiattolo che resta tra i suoi rami quando l’uomo arriva per segarlo, portarlo a Roma, e trasformarlo nell’albero di Natale più ammirato del mondo, quello di piazza San Pietro. Ma Crik non può accettare di vedere così il suo amato abete, e con l’aiuto di un amico speciale, il piccione Numa Pompilio, farà di tutto – persino miracoli – per cercare di salvarlo.
La vita ogni tanto è una fiaba che merita un lieto fine. Anselma è una maestra in pensione, vedova, anziana, sola, confinata da anni – prima dal marito, poi dai figli – in un’esistenza grigia che non sembra nemmeno vita. Poi, in un’afosa sera d’estate, scorge accanto a un cassonetto dei rifiuti un magnifico pappagallo abbandonato, e decide d’impulso di portarselo a casa. Da quel momento tutto cambia: se prima l’incantesimo di un mago malvagio pareva aver imprigionato lei e il suo mondo in una morsa di gelo, adesso il ghiaccio che era sceso nel suo cuore si scioglie, e mentre Anselma si occupa dell’ospite inatteso riaffiorano ricordi che credeva perduti. L’affetto per l’amica del cuore dell’adolescenza, le illusioni e il disinganno del matrimonio, gli entusiasmi – e la brusca conclusione – della sua carriera di maestra. Grazie al pappagallo Luisito, Anselma ritrova la voglia di vivere che il mondo aveva cercato di farle dimenticare.
Sulla linea tracciata da Per voce sola e Rispondimi, Susanna Tamaro, in questo libro, affonda la lama della sua scrittura in storie senza salvezza, senza via d’uscita. L’incalzare del ritmo di questi quattro racconti lunghi è modulato sul tema dell’emarginazione, della separazione, del difficile dialogo tra culture diverse che si risolve sempre in uno scontro crudele. Storie senza scampo, prive del respiro di una luce. Con una nuova introduzione dell’autrice.
Come liberarsi dalla tentazione della passività interiore, che senso dare alla parola felicità, come trovare in sé la forza di rischiare, di liberarsi dalle trappole della depressione, del disincanto, delle scelte superficiali in un mondo che tende a essere dominato dal cinismo e dal materialismo? Sono i temi di questa corrispondenza immaginaria, che si snoda lungo l’arco di un anno, tra Susanna Tamaro e una ragazza poco più che ventenne, in crisi con le scelte della propria vita, alla disperata ricerca di un senso più alto dell’esistere. Con una nuova introduzione dell’autrice.
La percezione della bellezza e dell’armonia apre alla gioia, eppure i nostri giorni sono sordi, l’uomo contemporaneo è affetto da “grandi inquietudini spirituali” e incline ad “agghiaccianti fanatismi”. Susanna Tamaro, in questa raccolta di scritti nati in occasioni diverse, si interroga sulle ragioni della mancanza di stabilità e di pace, si chiede perché viviamo immersi e storditi dal fracasso. Ma come cogliere il mistero, lo splendore della vita se non sappiamo rinunciare alla sicurezza degli oggetti, se non riusciamo a insegnare ai giovani che il frastuono impedisce un vero dialogo? Con una nuova introduzione dell’autrice.
Il silenzio è morto e, scomparendo, ha trascinato con sé tutto ciò che costituisce il fondamento dell’essere umano.
Due interventi e una conversazione libera e amichevole con Susanna Tamaro su di sé, sul rapporto con la scrittura e sui suoi libri, fanno di Verso casa un prezioso piccolo compendio che avvicina i lettori ad un’autrice riservata eppure capace di parlare il linguaggio di tutti e soprattutto di illuminare aspetti spesso oscuri nella vita di ciascuno attraverso il semplice ma impegnativo esercizio del conoscere se stessi. Con una nuova introduzione dell’autrice.
La commovente avventura di una bambina che affronta tutte le prove per diventare grande.
Martina ha otto anni e due genitori che passano il tempo a litigare, dimenticandosi di lei. Per fortuna c’è il nonno: quando giocano insieme Martina si trasforma in un cane, Tobia, e il nonno le insegna a parlare con gli alberi e con le cose, perché la realtà nasconde molti più segreti di quanti noi crediamo… Per questo, quando un giorno il nonno scompare all’improvviso, Martina non ha dubbi: deve scappare di casa e mettersi in viaggio per cercarlo.
Età di lettura: da 10 anni.
Ogni settimana, per un anno, Susanna Tamaro scrive a un’amica lontana, Mathilda, che è tornata a vivere nel suo paese natale, l’Africa. Sono lettere che raccontano la vita quotidiana in campagna e parlano di amicizia, responsabilità, violenza, guerra, speranza, affrontando i temi fondamentali dell’esistenza. Ne nasce un diario che, con sguardo semplice e diretto, attraverso ricordi, incontri, pensieri, esortazioni e denunce, invita alla riflessione sulle piccole grandi questioni di cui la vita di ogni giorno è costellata. Con una nuova introduzione dell’autrice.
Straordinaria l’infanzia del piccolo Rick, cresciuto a coccole e consigli dalla mamma-lupa Guendy, nel cuore del parco cittadino. Nel Cerchio Magico nascosto tra gli alberi non ci sono odio e dolore, ma solo armonia e comprensione: persino topi e gatti sono gentili tra loro. Ma poi i giornali hanno diffuso il sospetto che nel parco si nascondessero belve pericolose, e il solerte Triponzo si è messo a capo di un esercito di rulli compressori, distruggendo il parco e chiudendo il bambino selvaggio nella sua villa-prigione. Qui Rick conoscerà il capo di un tremendo piano di distruzione del mondo, che vuole trasformare l’universo in un’unica redditizia colata di cemento, coperta dai suoi Super-Mega-Iper-Mercati, dai suoi grattacieli giganti e dalle antenne delle TV che svuotano il cervello dei bambini. Bisogna fare qualcosa, il Cerchio Magico non deve essere perso per sempre. In un libro pieno di avventure, ma anche di tenerezza, Susanna Tamaro racconta il nostro presente restituendoci il gusto di un’altra vita possibile.
Tra la nostra anima e il nostro corpo ci sono tante piccole finestre e da lì, se sono aperte, passano le emozioni. Se sono socchiuse filtrano appena, solo l’amore le può spalancare tutte assieme e di colpo, come una raffica di vento.
Un incidente, un ricovero, una vita che all’improvviso si fa più breve: quanti giorni restano a Olga, sola in casa con il cane Buck e i ricordi? Abbastanza, pensa, per condensare quei ricordi in una lettera, da lasciare alla nipote impegnata in un viaggio americano. Queste pagine sono un diario, una confessione, un flusso di coscienza in cui Olga racconta, finalmente, una verità che ha al centro un’ammissione terribile: «Da quando sono nata ho detto una sola bugia. Con essa ho distrutto tre vite». Riga dopo riga si dipana la sua storia segnata da conflitti e disillusioni: genitori duri e distanti, il matrimonio con un uomo anaffettivo, la guerra, gli scontri con la figlia Ilaria e la tragedia della sua morte prematura. Ma anche le gioie e le passioni, un grande amore clandestino e il legame più forte di tutti, quello per la nipote, la bambina a cui ha fatto da madre e che adesso sta cercando di ritrovare, da lontano, nella giovane donna che si è allontanata da lei. «Sei felice? È questo più di ogni altra cosa che mi sta a cuore» le scrive Olga e in questa domanda accorata c’è il nucleo pulsante della maternità. Nel riversare sulla pagina eventi e sentimenti di tutta la sua esistenza, Olga supera le sue durezze e le sue fragilità, le ribellioni subite e le menzogne raccontate per proteggere chi amava, e passa il testimone di una vita: una grande, catartica verità, un addio e una rosa. Mostrando come la potenza delle parole e dei gesti più semplici possa interrompere le catene con cui il destino ci imprigiona attraverso le generazioni, e renderci liberi.
«Mi sono messo ad ascoltare questa voce distesa e atroce, questa scrittura onesta e pulita: questa capacità di incarnare la sofferenza dei deboli e degli indifesi, di raccontare personaggi terrificanti con umiltà, senza effetti.»
Federico Fellini su Susanna Tamaro